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Ippocrate ci ha tramandato un noto aforisma: “Fa’ che il cibo sia la tua prima medicina”. Un aforisma che Sergio Canello, fondatore di SANYpet, ha reinterpretato a modo suo: “L’alimentazione, da prima medicina a primo veleno, un trofeo del genere umano”.
Esperto in patologie di origine alimentare, Sergio Canello ha dedicato quarant’anni della sua vita a ricercare e curare le cause di moltissime patologie che colpiscono i nostri pet. È stato un pioniere, quando ancora non si sentiva quasi parlare di allergie e intolleranze.

L’amore per gli animali è nato quando era ancora bambino e la casa era piena di cani e gatti. Quasi naturale quindi, per lui, iscriversi a Medicina Veterinaria all’Università di Milano e poi studiare la salute dei suoi beniamini da punti di vista diversi, come l’omeopatia e la medicina olistica, che lo hanno indirizzato verso un approccio differente rispetto a quello tradizionale.

Uomo dotato di grande passione e forte tenacia, che lo hanno portato a ottenere importanti risultati con i suoi pazienti, quando Sergio iniziò a esercitare i veterinari per piccoli animali erano pochissimi e, al contrario, le famiglie che possedevano un cane o un gatto, erano aumentate a dismisura. Nel suo ambulatorio di Padova, ebbe quindi la possibilità di accumulare un’esperienza al giorno d’oggi impossibile da realizzare, con una media di cinquanta pazienti al giorno.

Ed è stato qui che ha iniziato a gettare le fondamenta per i suoi studi, basando tutto sulla convinzione che l’alimentazione fosse alla base del benessere degli animali e che alcuni ingredienti fossero scatenanti di intolleranze alimentari nel cane e nel gatto. Inizialmente il suo modello alimentare era semplice: una dieta casalinga basata su riso, pesce e verdure bolliti, olio d’oliva e mele. E anche quando molti erano scettici di fronte alle sue ricerche, lui imperterrito è sempre andato avanti, forte dei risultati ottenuti. E talvolta… anche con uno spirito un po’ talebano, come quando rimproverava aspramente i proprietari se negavano di avere sgarrato con la dieta o andava a casa loro a indagare, come Sherlock Holmes, per scoprire chi avesse allungato sotto il tavolo qualche bocconcino proibito all’amico quattrozampe.

Oggi quel semplice modello di dieta casalinga si è perfezionato e il gruppo dei suoi fidati collaboratori si è allargato trasformandosi nel “Centro Ricerca e Sviluppo SANYpet”, laboratorio che ha portato, attraverso la collaborazione di 7 Facoltà di Veterinaria, alla pubblicazione di oltre 25 ricerche cliniche e scientifiche su ciò che sta intossicando i nostri amici a quattro zampe e sulle relative soluzioni alimentari.

Sono gli anni ’50, Enzo Giuntini ha ereditato dal padre un piccolo molino. “Il mugnaio”, lo chiamano in paese, e lui ogni giorno si carica sulle spalle pesanti sacchi di farina e porta avanti con passione e determinazione il suo lavoro, ma non gli basta. Quello dei mugnai è da sempre il mestiere di famiglia, ma per Enzo si può fare di più: trasformare quel molino in un moderno impianto di produzione mangimi. Una sfida che ricorda notti insonni, mali di testa e preoccupazioni, ma anche tanti amici: professionisti, concorrenti, clienti e fornitori. Alcuni di loro oggi non ci sono più, ma occupano ancora un posto speciale nel cuore della famiglia Giuntini.
Il nuovo impianto viene inaugurato a Città di Castello, splendida località umbra. Target dell’azienda sono gli allevamenti di animali da reddito e da cortile, la produzione è quella di mangimi per bovini, suini, ovini, avicoli e conigli, tutti animali che ancora oggi vengono nutriti con prodotti Giuntini.
Ma è negli anni ’80 che avviene la svolta, fortemente voluta anche dal figlio Gino: la produzione di pet food estruso. Una vera innovazione, una sfida da vincere sempre puntando con grande attenzione sulla qualità alimentare, anche nel pet food.
È un successo, un risultato che ancora oggi, dopo 88 anni, Enzo Giuntini condivide con le tante persone e famiglie che hanno lavorato e lavorano per l’azienda.

Insieme
Partendo da quel piccolo molino, fino alla realtà che è oggi la Giuntini, per Enzo sono tante le soddisfazioni da ricordare. Non meno i
momenti difficili, duri, avversità che con tenacia “il mugnaio” ha superato, una alla volta, supportato dall’affetto della famiglia. Come i sacchi di farina che un tempo si caricava sulle giovani spalle. Ad aiutarlo l’amico di sempre, Giacomo Landini, con cui condivide sin dagli anni ’80 ogni momento di gioia e ogni sfida lavorativa, un socio nel lavoro e nella vita.
Oggi Enzo Giuntini può godere del frutto di quelle notti insonni trascorse da giovane e ricordarle quasi con affetto: l’azienda è passata nelle mani salde del figlio Gino e del nipote Steven, che guidano l’azienda insieme ai figli dell’amico e socio Landini. Una storia, quella della Giuntini, che ha coinvolto intere generazioni, è il caso di dirlo. Una storia fatta di impegno e continua volontà di migliorare, di fare del proprio meglio. Una storia che resta “di famiglia”, anzi, “di famiglie”, nonostante le grandi dimensioni raggiunte dall’azienda. Una storia di amicizia.

Chi la dura, la vince
È questo il motto che Enzo non smette di ripetere. “Negli affari, come nella vita, non bisogna mai arrendersi” ama ribadire questo giovane ottantenne “i conti, poi, tornano sempre. Tutto ciò che potevo sognare l’ho ottenuto… e anche di più” – ammette – “oggi posso solo godere dell’affetto dei miei cari e sperare nel migliore futuro possibile per loro”.

Arrivederci, Alessandro!
Instancabile fino all’ultimo. Non mancava mai alle occasioni importanti. E non aveva voluto mancare neppure all’ultimo Interzoo, a maggio a Norimberga. Ricordiamo così Alessandro Costa, figura di primo piano del nostro settore, che ci ha lasciati il 10 ottobre.

Un uomo tutto d’un pezzo, un professionista stimato che ha rivestito un ruolo importante nella costruzione del pet in Italia. All’inizio degli anni ’80 è stato uno dei primi importatori di mangimi e con il suo spirito intraprendente ha dato impulso alla Rebo, azienda che ha guidato fin quasi alla fine. Prima sono arrivate le lattine al salmone, quando ancora il pesce nei mangimi non era ancora di moda. Poi i fioccati. E poi questo stretto rapporto di collaborazione con la Happy Dog che con Rebo aveva, e ha tuttora, in comune non solo una partnership di successo ma anche una filosofia aziendale basata sul concetto di famiglia.

“Anche se negli ultimi anni ero subentra- to come Amministratore Delegato” ricorda il figlio Alessio “papà è sempre stato il nostro punto di riferimento, era presente nei momenti più importanti e la sua presenza contribuiva a dare valore all’azienda”. Un faro non solo per la sua ditta, ma per tante altre realtà del settore che di Alessandro Costa hanno apprezzato la profonda umanità, la dedizione al lavoro, il rispetto per gli altri. Con la sua grinta e il suo impegno, ha contribuito in modo determinante alla crescita del settore.

È stato tra i primi a partecipare e a credere in Zoomark, fin dalla prima edizione di Firenze quando gli espositori erano solo in dieci. È stato fra i primi a puntare sull’innovazione e sulla qualità nella scelta dei prodotti da importare in Italia. È stato fra i primi a cercare il rapporto umano e non solo professionale con i suoi partner. Non parlava mai male dei concorrenti, ma solo bene dei suoi prodotti. E amava le persone che lavoravano con lui.

Una delle sue più grandi soddisfazioni è stata quella di non avere mai perso un dipendente: nessuno è mai stato licenziato, nessuno ha mai lasciato volontariamente l’azienda. Oggi si sente la sua mancanza. Ma la sua presenza è ancora viva, in ogni decisione e in ogni scelta. Il suo impegno e la sua grinta, nella vita come nel lavoro, sono rimasti come preziosa eredità. Un esempio da seguire.

La Redazione tutta si unisce con affetto alla famiglia e ai collaboratori che si sono visti privati di questo grande uomo.

Ciao Alessandro!

Un omaggio a chi ha contribuito a far nascere e crescere il nostro settore: Rocco Mandaglio

Inizia, con questo numero di Vimax Magazine, la pubblicazione di una galleria di ritratti che vogliono essere un omaggio a chi, uomini e donne, ha contribuito a far nascere e crescere il nostro magnifico settore: un tributo di inossidabile attualità a chi ha scritto pagine di storia del mondo pet, ai capostipiti, alle figure di riferimento che magari ci hanno lasciato, ma che continuano a vivere nei nostri cuori.

Rinaldo Franco: correttezza, dedizione, entusiasmo

Classe 1919. E, da quella data in poi, 88 anni vissuti all’insegna della correttezza come filosofia della vita, della dedizione al lavoro come impegno morale, dell’entusiasmo come caratteristica vitale di un uomo che ha saputo farsi volere bene e rispettare da tutti, concorrenti compresi.
È di Rinaldo Franco che stiamo parlando. È lui il protagonista scelto questo mese da Vimax Magazine per rendere omaggio a tutti coloro che hanno contribuito a far nascere e crescere il nostro magnifico settore: un tributo di inossidabile attualità a chi ha scritto pagine di storia del mondo pet, ai capostipiti, alle figure di riferimento che magari ci hanno lasciato, ma che continuano a vivere nei nostri cuori.

LA SFIDA DEL DESTINO. C’è un qualcosa di magico nella storia di Rinaldo Franco. Qualcosa che parla di internazionalità, di sguardo aperto sul mondo, di impermeabilità ai pregiudizi, di inflessibile volontà a non piegarsi e a reagire anche quando, a giocare contro, è un destino tutt’altro che benevolo.
Già, perché Rinaldo Franco conosce presto le conseguenze di quella sfida amara che il destino gli riserva. Lui, cittadino italiano nonostante sia nato e sempre vissuto a Istambul, in Turchia, dove la sua famiglia si era trasferita fin dall’800 e si era affermata con un importante commercio di tessuti, negli anni ’50 del secolo scorso si vede costretto a ribaltare la sua intera esistenza: le esaltazioni nazionalistiche che dominavano la scena politica turca in quegli anni procurarono contrasti anche estremi verso gli stranieri, che videro in massa azzerata la loro possibilità di sopravvivenza economica.

RITORNO A CASA. Bisognava prendere decisioni difficili e ripartire da zero: Rinaldo, questo, lo capì subito. Dalla Turchia doveva andarsene. Dove? La scelta fu semplicemente “naturale”: in Italia. E così fu: era il 1955 e lui, con la moglie Lina e il piccolo Dan al seguito, sbarcò a Milano e diede il via alla sua nuova vita.
Giusto il tempo di ambientarsi, poi Rinaldo si rimbocca le maniche, riattiva i contatti con la Turchia e inizia a importare dall’Europa ferramenta e casalinghi: tempo un anno e, con il socio di capitale Victor Bali, nasce la sua prima azienda.
È a questo punto che il destino, questa volta benevolo, ci mette lo zampino per la seconda volta.

LA SCOPERTA DI UN NUOVO MONDO. Proprio sotto il piccolo ufficio della società, in via Paolo da Cannobbio, a due passi dal Duomo, c’è un negozio che si presenta un po’ come l’antesignano dei moderni petshop: si chiama San Francesco e offre servizi, assistenza e accessori per animali.
Al proprietario, viene spontaneo chiedere al nuovo vicino, che si occupa di casalinghi, di procurargli ciotole e mangiatoie in plastica. È fatta: Rinaldo Franco scopre l’universo pet. Se ne innamora. Diventa il “suo” mondo.

UNA GENIALE INTUIZIONE. L’intuizione è sempre stata un punto di forza di Rinaldo: capì immediatamente che quel mercato, allora di nicchia e ancora embrionale, aveva tutte le carte in regola per evolversi rapidamente e regalare grandi soddisfazioni.
“Credere nel pet” diventa quasi il suo motto, la bandiera della sua nuova avventura. Non c’è sacrificio e fatica che lo spaventi. Inizia a girare per l’Italia negozio per negozio, per far conoscere la sua attività e i suoi prodotti: poco per volta crea un giro di clientela quasi dal nulla visto che il settore pet, fino a quel momento, praticamente non esisteva.
Molti petshop in tutta Italia devono a Rinaldo Franco la loro esistenza: con la sua allegria e la sua passione ha convinto tanti proprietari di negozi di oggettistica a convertire la loro attività, aiutandoli a specializzarsi in questo nuovo genere di prodotti e di servizi.
Costanza, pazienza, tenacia, onestà: tutte qualità che i clienti imparano presto a riconoscere in Rinaldo Franco. E lo premiano accordandogli fiducia. E lui risponde ponendo al loro servizio una nuova professionalità: non lesina gli investimenti, punta sulle importazioni, visita le maggiori fiere del mondo e introduce in Italia non solo prodotti innovativi, ma anche una nuova mentalità. Insieme alla moglie Lina, compagna di una vita, è il paladino della nascente cultura pet.

IN RAPIDA ASCESA. Poi tutto avviene a un ritmo veloce, il successo è tangibile: a metà degli anni ’60 la Rinaldo Franco si amplia e si trasferisce in via Washington. È la stagione del consolidamento, con i fatturati in continua crescita e l’acquisizione sul mercato italiano di marchi e prodotti esclusivi.
Poi, nel 1977, entra in azienda il figlio Claudio che, con i suoi studi e la sua gioventù, porta nell’attività di famiglia una ventata di cambiamento e di evoluzione: la forza vendita si sviluppa, aumenta il personale, nascono il marchio Record, cataloghi e listini.
Negli anni ’90 anche il figlio Dan decide di interrompere la sua carriera e di entrare nell’azienda di famiglia: viene liquidato il socio esterno, si procede all’acquisto al 100% della società che viene trasferita in una sede ancora più ampia ed efficiente, quella di via Kuliscioff.

UN ESEMPIO DA SEGUIRE. La storia di Rinaldo Franco coincide dunque con la storia esemplare di un’azienda che ha saputo credere in se stessa e nei suoi valori, riuscendo così a trovare spazi per crescere e avere successo.
Valori che erano concrete regole di vita: l’etica commerciale, la serietà aziendale, il servizio alla clientela, la tensione continua verso un’alta immagine. E, soprattutto, una grandissima onestà, che Rinaldo faceva valere tanto in famiglia quanto sul lavoro: cosa percepita e apprezzata non solo dalla clientela, ma anche dalla concorrenza.
“Sappiamo”, dicono i figli Dan e Claudio, “che c’è chi traccia le autostrade e chi deve poi solo percorrerle: nostro padre ci ha tracciato questa strada e noi ci prendiamo volentieri il compito di mantenere la rotta che ci ha indicato. Cercando di trasmettere anche alla terza generazione in arrivo il suo esempio fatto di onestà, senso del dovere ed entusiasmo”. Un esempio che ci auguriamo possa venir seguito da molti.

Francesco Froio: vado al massimo

“Le scorciatoie non sono un buon sistema per campare, e neppure per fare business”. Ci credeva proprio Francesco Froio in questo semplice motto. Era una sua regola esistenziale e la applicava sempre, a qualsiasi costo. Intuitivo, esuberante, preparato, ha vissuto tutta la sua breve vita con l’acceleratore sempre al massimo e senza mai tagliare una curva, affrontando ogni difficoltà a testa alta, con una fede incrollabile nelle idee innovative e nella necessità di renderle realtà per dare uno scrollone proficuo a quel mondo economico e industriale un po’ addormentato, e ripiegato su se stesso, come era quello dei primi anni Novanta. Da uomo che aveva viaggiato molto, soprattutto in India, Stati Uniti e Sud America, amante della campagna e degli animali con un’antesignana passione per l’acquariologia, Francesco ha vissuto come una scelta naturale quella di diventare veterinario. Una scelta che ha del profetico anche se, ai tempi dell’università, ancora non immaginava che la sua tempra di pioniere creativo lo avrebbe portato a scrivere una pagina indelebile nella storia del pet market.

DIETE IN PRIMO PIANO. Giovanissimo e traboccante di entusiasmo, nel 1989 viene chiamato dalla Colgate Palmolive per dar vita alla divisione piccoli animali, cioè quella che sarebbe diventata la Hill’s Pet Nutrition. Un’idea brillante segna la svolta determinante per la sua carriera e per lo sviluppo produttivo, economico e commerciale dell’azienda: intuisce infatti che dietro il concetto di dieta per piccoli animali da compagnia si cela un potenziale enorme, crede nello sviluppo di un mercato ancora in embrione, ma dalle risorse tanto insospettabili quanto immense. E allora cosa fa? Si impegna con tutte le sue forze, promuovendo anche investimenti che altri potrebbero considerare azzardati, per lo sviluppo della dietetica clinica in ambito veterinario basata su un semplice quanto determinante concetto: ottima nutrizione vuol dire salute e benessere. E fa centro: il nome di Francesco Froio resterà per sempre indissolubilmente legato alla nascita di un nuovo concetto di nutrizione animale, la dietetica clinica.

IL PIÙ AMATO DAGLI AMERICANI. “Era un veterinario con un innato, spiccatissimo senso commerciale. Colto e facile alle citazioni latine, simpatico, molto ‘romano’, un po’ guascone ma imbattibile nel riuscire a mettere a proprio agio le persone, con grandissime capacità di leadership. Era un leader naturale che sapeva coinvolgere i suoi interlocutori: gli bastava una battuta e subito emanava un senso di fiducia e simpatia che conquistava tutti. E non solo in Italia, anche all’estero: lui, che parlava fluentemente francese e inglese, era adorato dagli americani per il suo spirito diretto, scevro da ogni bizantinismo” Francesco Froio è descritto così nel ricordo di molti tra i suoi più stretti collaboratori-amici. Ma Francesco non era certo tipo da accontentarsi dei successi ottenuti. Guardava avanti. Si impegnava per un progresso reale e quantificabile non solo in termini economici, ma anche, e soprattutto, qualitativi. Amico di Rocco Mandaglio e a lui molto simile caratterialmente sotto tanti punti di vista, ne condivise la fiducia nelle fiere specializzate di settore e si confrontò con lui sulle potenzialità di Zoomark. Ma tutto questo non gli bastava ancora. E la sua tenacia gli valse un altro primato: selezionò un team qualificatissimo per l’azienda e fu il primo in Italia a promuovere una formazione tecnica molto profonda dei venditori che comprendeva anche la clinica nutrizionale e persino la chimica, due competenze specifiche indispensabili per poter comunicare in termini costruttivi ed efficaci con i veterinari. In pratica, Francesco Froio ha saputo trasfondere le sue caratteristiche imprenditoriali all’interno di una multinazionale. La sua rapidissima carriera arrivò al top nel 1993, quando gli venne offerta la responsabilità di dirigere, da Nizza, tutte le attività di Hill’s Pet Nutrition nell’Europa del Sud. Istintivo ed entusiasta come sempre, Francesco non ci pensò due volte a trasferirsi con la moglie Francesca (veterinaria come lui) e i due figli in Costa Azzurra: si apriva una nuova vita, c’era tutto un mondo da sviluppare e far crescere. E chissà che cosa avrebbe potuto inventarsi ancora se, a soli 36 anni, uno stupido incidente sportivo non ci avesse privati per sempre della sua simpatia e della sua genialità.

Alberto Avonto: intuizione, coraggio, concretezza e precisione

Quando si dice il destino… Quando si dice la forza dell’amore… e quando si dice la passione… Possono starci a meraviglia tutte e tre queste riflessioni se si parla di Alberto Avonto e come ha finito per essere un personaggio in primo piano nell’universo pet, uno che ha scritto (e continua a scrivere) una pagina importante di questo nostro magnifico settore.
Perché se non fosse stato per il suo grande amore, per Carmen, e per la sua grande passione, per il tennis, il suo destino sarebbe stato ben diverso. Cioè quello del titolare di un’azienda di ferramenta a conduzione familiare: un’attività sicura, un domani già definito. Invece…
Ma andiamo con ordine. Correva l’anno 1980. Alberto è sposato con Carmen dal 1976. Sono giovani, felici, innamorati e condividono le stesse passioni. Compresa quella per il tennis (non per niente lui è presidente del Tennis Club Biella), che li porta a Wimbledon per assistere al Torneo più prestigioso del mondo.

GALEOTTO FU WIMBLEDON. È estate, ma il clima londinese non fa sconti alle stagioni: piove sempre e così, visto che lui è da sempre un patito cinofilo e lei lo segue a ruota (anche oggi condividono l’esistenza con un cocker e un trovatello, un simpatico barboncino), sfuggono alla pioggia andando a vedere una mostra canina. Non sapevano ancora che il destino, il “loro” destino, era in agguato e stava per decidere del “loro” futuro.
Già, perché accanto alla mostra era stato allestito uno stand di guinzaglieria. “Ma non uno stand qualunque”, ricorda oggi Alberto Avonto. “Erano prodotti stupendi, che in Italia non ci sognavamo neppure. Oggetti e soluzioni che ci sembrarono avanti anni luce rispetto a quanto proponeva il nostro mercato in quegli anni. In una frazione di secondo ho capito quanto era avanti la Gran Bretagna rispetto a noi”.
Cosa può ribaltare un’esistenza (anzi: due) in un attimo? L’intuizione, lo spirito di iniziativa, il coraggio di ripartire da zero anche se potresti startene comodo a giacere su allori precostituiti, la determinazione. Tutte doti che non mancano di certo ad Alberto Avonto. Che, dalla sua, ha anche un altro potente asso nella manica: la complicità e il supporto di Carmen, che lo segue in tutto, che condivide tutte le sue scelte, che lo supporta senza incertezze.
Già sulla strada del ritorno a casa la coppia ha un progetto: quella guinzaglieria deve essere loro, deve conquistare il mercato italiano. “Ma non è stato facile”, dice ancora Avonto. “Non volevano vendercela perché avevano già chi li rappresentava. Abbiamo dovuto lottare non poco per realizzare ciò in cui credevamo”.

DUE ANNI VISSUTI DI CORSA. Ormai il dado era tratto: per Carmen e Alberto la vita stava imboccando un nuovo cammino. C’è voluto parecchio coraggio e non poca determinazione per compiere certe scelte, ma il tempo ha dato loro ragione.
È ancora il 1980 quando convertono la loro ferramenta in quella che oggi è una realtà e un punto di riferimento internazionale nel mercato del pet comfort. “I primi due anni sono stati importantissimi, e li abbiamo vissuti di corsa”, racconta Avonto. “Dopo la guinzaglieria siamo partiti con un’esclusiva di gabbie e, poco dopo, abbiamo iniziato a creare delle linee tutte nostre. E siamo stati anche fortunati, perché non abbiamo mai incontrato grandi difficoltà. Sì, la concorrenza ci ha dato un po’ di filo da torcere, ma ci siamo difesi sempre molto bene”.

UN’ALTRA INTUIZIONE FELICE. Di passioni, nella vita privata, Carmen e Alberto ne condividono tante: oltre al tennis e ai cani ci sono la nautica, le barche, vivere il mare… Ma condividono anche la grinta e la determinazione: due armi indispensabili per farsi strada nel competitivo mondo del lavoro.
Così non stupisce che si trovino d’accordo quando c’è da scegliere quale strategia adottare per ampliare la loro sfera d’azione. Di nuovo sono l’intuizione e il coraggio che danno loro una mano per farsi conoscere e prendere quota sul mercato. Sono gli anni un cui Zoomark fa la sua apparizione sulla scena fieristica internazionale: Alberto ne comprende subito le potenzialità e l’importanza, non si lascia sfuggire l’occasione. E Carmen è con lui.
“Abbiamo partecipato alla manifestazione fin dalla sua prima edizione”, dice Alberto Avonto, “perché abbiamo subito capito che sarebbe stato un formidabile trampolino di lancio per chi, come noi, stava muovendo i primi passi in un mercato a quei tempi ancora nuovo per l’Italia”.

CONCRETEZZA E PRATICITÀ. E già dal primo appuntamento con Zoomark Carmen e Alberto riescono a trasmettere al pubblico il loro diktat, quel principio fondamentale che ha segnato tutto il loro percorso professionale: promuovere, proporre e privilegiare ciò che è “utile” per i cani, ciò che sostiene il loro comfort e il loro benessere, non solo quello che attiene all’idea di esposizione o bellezza.
“Sono convinto”, spiega Avonto, “che nel tempo risultino vincenti solo le cose pratiche, precise e pulite. Concretezza e praticità prima di tutto, insomma: è un concetto che paga anche nel buisiness”.

UNA POLTRONA PER DUE. E non a caso senso pratico e funzionalità rappresentano tratti fondamentali del carattere, della personalità di Alberto Avonto non solo nel lavoro, ma anche nella vita privata. Che sia questo il segreto dell’inossidabilità della coppia che forma con Carmen?
“In un certo senso sì”, risponde lui con un tono all’improvviso più tenero. “La verità è che Carmen e io siamo sempre insieme: credo sia questo il segreto di una vita felice. In due le decisioni si prendono in un attimo. Sicuramente il vivere e il lavorare fianco a fianco ha rappresentato il nostro asso nella manica. Non ci scontriamo mai anche perché ci siamo divisi i compiti: lei è più sull’amministrativo, io sul commerciale. L’importante è parlare sempre, risolvere i dubbi appena nascono, e mai scavalcare, cercare di prevaricare”.

Claudio Sciurpa: determinazione e spirito di sacrificio

“I vincenti hanno sempre le soluzioni, i perdenti trovano sempre le scuse”. Si riassume in questa semplice osservazione la filosofia portante che ha determinato il cammino di Claudio Sciurpa. Come uomo e come imprenditore. “Nei fatti quotidiani”, spiega con la sua voce profonda e il tono pacato, “ci vengono continuamente proposte delle sfide e dobbiamo continuamente impegnarci nella ricerca di soluzioni: certo è più facile trovare alibi e scuse, ma solo soluzioni intelligenti e creative permettono di vincere le sfide. Anche le più dure”.
Proprio come le sfide che ha sempre raccolto Claudio Sciurpa, 58 anni portati con brio e una determinazione, un coraggio, uno spirito di sacrificio e una tenacia che non hanno mai tentennato. Neppure quando, giovanissimo, decise di rivoluzionare l’attività di famiglia, un piccolo mangimificio per animali da reddito. “Era il 1978”, racconta, “con mia moglie Nadia ero stato a Roma e avevo visitato un negozio per animali. Parlando ci venne l’idea di creare un alimento per cani e convertire la produzione aziendale. Detto fatto: è così che è nato Bau Fioc con verdure e mela liofilizzata. Ed è così che abbiamo iniziato a lavorare nel mondo pet”.

LE GRANDI SFIDE. Tutto procede al meglio, ma nel 1985 Claudio Sciurpa sente che è il momento di affrontare, con quella determinazione e quello spirito di sacrificio che caratterizzano la sua personalità, una nuova sfida: Bau Fioc diventa attività esclusiva della cognata, mentre lui e Nadia iniziano una nuova avventura nel settore non food.
Danno vita a un’azienda, la Ciesse, specializzata negli accessori e incominciano a importare da tutto il mondo gli articoli più particolari, più innovativi, più accattivanti.
“Fino al 1990 abbiamo lavorato solo con i petshop”, dice Sciurpa, “proponendo prodotti di alto livello per cani e per gatti che acquistavamo soprattutto in Inghilterra. Ma è stato proprio quell’anno che ci siamo accorti che la grande distribuzione cominciava a dare spazio agli accessori per animali da compagnia”.
Ecco, di nuovo, un treno che non si poteva perdere, un’occasione che non ammetteva alibi per tirarsi indietro. “All’inizio non mi era chiaro come sfruttare questa nuova opportunità che il mercato mi offriva, ma alla fine la soluzione c’era, bastava cercarla: è così che mi è venuta l’idea di creare il marchio Pet Company. Un’idea vincente che ci ha permesso di servire subito colossi della GDO come Esselunga e Coop centro Italia”.
Una strada lastricata di successi, insomma. Ma anche di impegno che non ammetteva soste, di tenacia instancabile, di volontà di sfruttare al meglio i talenti che sapeva di possedere. Perchè per Claudio Sciurpa non era ancora arrivato il momento di riposare sugli allori.
E, infatti, una nuova sfida si presenta puntuale nel 1998. Questa volta ha un nome ben noto a livello internazionale: si chiama Vitakraft. “L’azienda tedesca”, racconta ancora Sciurpa, “voleva aprire una filiale in Italia e dagli incontri che abbiamo avuto all’epoca abbiamo capito che l’unione tra la nostra esperienza nel non food e la loro nel food, poteva far nascere qualcosa di importante. E così è stato: ne è venuto fuori un catalogo che continua a regalarci grandi soddisfazioni”.
Oggi Claudio Sciurpa è socio e amministratore delegato di Vitakraft Italia e, forte di oltre 35 anni di esperienza nel settore, guarda al futuro con sereno ottimismo.
“Sì, certo che sono ottimista. E non soltanto perché ora nell’azienda è coinvolto anche mio figlio Thomas e spero che continui la mia attività”, spiega, “ma perché credo fermamente nel mercato del pet: è sempre stato molto ricettivo e continua a tenere anche oggi nonostante la crisi e la recessione. È cambiato il rapporto uomo-animale, il cane o il gatto sono diventati parte integrante della famiglia e da un salto di qualità culturale di questo tipo non si torna indietro. Lo dimostra, per esempio, il fatto che nonostante le difficoltà economiche le adozioni non diminuiscono, che l’attenzione e la cura dei nostri quattrozampe è aumentata, che ormai non c’è più paesino che non abbia un suo ambulatorio veterinario”.
E allora non stupisce che dal cassetto di Claudio Sciurpa continuino a spuntare nuovi progetti, nuove iniziative, nuovi prodotti. Tutti, naturalmente, contraddistinti da quella determinazione che per Claudio Sciurpa è un po’ un marchio di fabbrica. Come la linea football per cani e gatti che riempie di orgoglio i tifosi di ben dieci squadre. O come il “maialino Grugnino” che impazza negli Autogrill e che ha addirittura un suo sito dedicato, www.maialinomania.it.

SUL PODIO NELLA VITA E NELLO SPORT. Eppure, nonostante il grande impegno professionale, Claudio Sciurpa non ha mai dimenticato di essere un uomo. Un uomo con le sue passioni e i suoi grandi amori. Cioè il tiro al piattello e la pallavolo, che vive con la stessa determinazione e la stessa tenacia con cui affronta le sfide sul lavoro.
E se al volley ha dedicato una lunga stagione, dal 1997 al 2010, diventando presidente non solo della Lega Nazionale di serie A, ma anche della squadra maschile del Castiglione del Lago (il paese che gli ha dato i natali) fino a portarla alla finale di scudetto nel 2005 contro il Sisley Treviso, ai fan del tiro al piattello ha regalato ancora di più, facendo parte più volte della nazionale italiana e salendo sul podio nel 2012, quando ha conquistato il titolo di campione italiano di Trap americano. Un vincente, insomma, che davvero non ha mai invocato scuse. Nemmeno nello sport.